Monday, September 02, 2002

SEGRETI 1 ESPERIMENTO DI RISCRITTURA
Lucio e Mauro i calabresi. Ho sempre preferito Lucio, di tuti gli undici figli, insieme ad una sola delle sorelle non diventò tossico. Mauro ne uscì almeno dalla paesante, poi fu un inseguire l'alcool e la politica, e grazie ad una mano che aveva creduto in lui, oggi siede tra i banchi del consiglio comunale. Ci si scontra ogni tanto, sempre meno, sotto i portici, lui va al bar, io cammino piano contando le mattonelle delicatamente adornanti, davanti alla UPIM o al Bazar, dove dolce e gabbana tirano fuori la mia rabbia per stracci venduti a caro prezzo, ma questo è un altro discorso.
Volevo dire della sera nella sede di via Marche, e io avevo le scarpe bagnate, pioveva e le misi sopra il termosifone, e poi fu tutt'una iniziare a massaggiarmi i piedi, una volta liberati, e parlare, parlare di me e dei miei però, farciti di e quindi, interrogativi, a volte speciali.
Devo riscriverla la mia storia per capire al fine dove ho sbagliato ma soprattutto se ho sbagliato. Erano anni caldi, del passaggio, della distruzione, erano gli anni della peugeot blu di Toni e della mia "Open" rielaborata a posta per me....Le ruotine un poco più larghe ed aderenti per quella strada in salita fino a Domus de Maria, passando da Teulada, su, fino al passo, alla casa cantoniera, dove spesso mi fermavo facendo clic al cronometro e dicendomi che sì, era la mia macchina, finalmente la mia.
Erano i miei anni caldi dove avrei potuto decidere finalmente, quale sapore avrebbe assunto la mia carne, e a chi avrei concesso di asaggiarla, tra una suonata di jazz e una goliardia, tra un urlo e un accusa, una denuncia e un sasso, ancora uno da gettare.
Lavoravo in una TV, fino a tardi, prima le notizie del TG e poi arrotondavo, montando gli spot pubblicitari, a volte inventandoli..." Accendi il tuo successo...e la fiamma, in penombra elaborata con quel vecchio mixer Panasonic, che mi dava meglio di un amante capace.
Lucio a volte mi raggiungeva, una birra e una idea, l'ultima teoria, i rimpianti per Lotta continua, per ciò che non sarebbe mai stato, e si facevano le sei del mattino mentre lui alla fine mi salutava sempre con la sua solita frase...
" Ma come fai ad amoreggiare con l'elettricità? E i motori? Come fai ad amoreggiar con tutto? Tu"....
Quanti anni avevo all'epoca? 20. 22. 24...
Non riesco a ricordare, ricordo una maglia bianca di cotone, traforata sul davati, che scivolava libera e lasciava la mia spalla al vento, una gonna molto corta e verde scuro e le superga bianche. Gli occhiali dorati e i capelli cortissimi, perchè sì, ho sempre pensato di avere delle bellissime orecchie, piccole e delicate.
Lucio parlava poco, stava ore in silenzio spbrciando i monitor di quella sala regia che d'inverno era di fumo e puzza, e d'estate ruomorosa delle ventole che entravano in funzione ogni attimo ogni momento.
Parlava poco ma quando poi parlava della sua idea di socialismo reale allora si trasformava, le mani ficcate nei suoi pantaloni di velluto e il segno del casco da operaio sulla testa, come a rafforzare la sua autorità di lavoratore vero, nonostante le origini di una famiglia colta e acculturata, anarchica o comunista per tradizione, calabresi mandati al confino per anarchia e radicati quaggiù da noi, al punto che il loro accento sardo era di quelli imbarazzanti, roba da film.
Fu il tempo in cui lui mi disse di Livio e delle sue mire, e Giovannino aveva un mercedes pagoda, grigio metallizzato, che consumava le ruote facendo avanti e indietro per via Umbria, si fermava al semaforo, si parcheggiava accanto alla mia peugeot, ma a me non mi importava.